Autocontrollo zero
Qualche sera fa sono andata a vedere uno spettacolo teatrale con mia zia e mia cugina. Durante la prima ora fila tutto liscio: si applaude, si ride, si sta bene. A un certo punto, però, Gaia (la cugina) inizia a dimenare la testa come Jonathan Davis, menando il capo qua e là, furiosamente, con stupore degli astanti e soprattutto mio. Poiché non era uno show rock, iniziamo a pensare che le fosse partita una molla del cervello, perché, ve lo giuro, quando stai seduto e vedi una povera crista che d’un tratto impazzisce ti fa un effetto strano. Inoltre Gaia è spaventata…inizia a mettersi le mani nei capelli, a tirare sberle lungo le ciocche lunghe e bionde, a fare su e giù col capo come faceva Raffaella Carrà quando scuoteva il caschetto. Sembrava indemoniata. Mi giro e le chiedo cosa diavolo avesse. Lei mi risponde di essere certa di avere “qualcosa” tra i capelli. E se non avessi visto una bella cimice verde che si arrampicava tra le ciocche manco le avrei creduto. Ora: il problema era uno e gravoso. Io, mia zia e la povera Gaia abbiamo la fobia delle cimici. Per noi, decidere di raccogliere le mutande dallo spendi panni, in autunno, equivale a farci prendere un colpo apoplettico. Perché le cimici, si sa, si infilano tra le lenzuola, gli antri degli slip puliti, e magari volano rumorosamente intorno al lampadario. A noi tre viene il panico. Quello vero. Quello che ti fa perdere la testa e su cui non hai nessun potere razionale se non quello di avere la lucidità necessaria per scappare via e correre come si fosse inseguiti da un omicida assetato di sangue. Panico al teatro. Noi tre abbiamo iniziato a vivere la sensazione di essere in un film horror e lì è iniziato il nostro spettacolo. Io mi sono alzata, ho calpestato i piedi di due ragazzi (per la fretta e la smania di allontanarmi) e mi sono seduta a terra…distante. Non vi racconto le facce di chi ha assistito alla scena penosa. Mia zia, impanicata ma decisa ad aiutare la figlia nel dramma assoluto, prende un fazzoletto di carta e inizia a tirarlo a casaccio sulla testa di mia cugina (nel tentativo di fare volare via la cimice). A quel punto vedevo Gaia tirarsi schiaffoni in testa e mia zia che rincarava la dose col fazzoletto. La bestia finalmente vola. Sia ringraziato Dio. Terminati i minuti di panico, Gaia (oramai con la capigliatura dei Van Halen e la faccia stravolta) mi fa segno che posso sedermi al mio posto. Torno e faccio la domanda da un milione di euro “Ma la cimice dov’è volata? In che direzione?”tanto per sapere se fuggire, eventualmente, dal lato destro o sinistro della platea. Neanche il tempo di riprendermi dalla tachicardia, che vedo quella cazzo di cimice passeggiare lungo un manico della MIA borsa. Mi parte un “porca puttana!” del tutto istintivo e scappo di nuovo. Mia zia tira fuori, per la seconda volta, il magico fazzoletto di carta e, visibilmente provata, riprende l’opera di allontanamento della bestia. E vai a colpi di pezza. Nulla. Stavolta non vola. In un impeto di coraggio, allora mia zia prende di peso la borsa e inizia a sbatterla sul sedile a lei anteriore (che per fortuna era vuoto). Finchè l’insetto, stremato, se n’è andato definitivamente dai coglioni. Comunque io sono rimasta a terra fino a fine spettacolo, per precauzione, e mia cugina ha continuato a toccarsi i capelli per tutta la sera (poverina).
Ve lo giuro, non mi sono mai vergognata così tanto in tutta la mia vita. Da quella sera sono invecchiata di 10 anni (dunque, al momento, ho raggiunto precocemente i 39 anni) e ho capito che forse è il caso di farmi (anzi, farci) aiutare per la suddetta fobia.
Schifo, schifo, schifo. Ho ancora paura che sia dentro la borsa.