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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

lunedì, 09 novembre 2009

A ruota libera
 
Quando vado a lavorare nei convegni ho la possibilità di guardare solo le cliniche o le strutture che ospitano corsi e seminari, ma non ho mai la possibilità di uscire, passeggiare e vedere la città che mi ospita. Di recente sono stata a San Benedetto del Tronto, in una giornata uggiosa e grigia, ma a parte l’asfalto bagnato di Via Silvio Pellico non ho visto nulla.  Viaggiare in treno mi manca. Passeggiare nei centri storici mi manca. Due o tre anni fa, con la scusa di andare a trovare gli amici o sostenere colloqui di lavoro, ho girovagato il necessario per trovare il mio equilibrio personale. Io non ho mai sofferto la solitudine, non ho mai avuto paura di stare da sola. Non sono una di quelle donne che necessitano della compagnia di un uomo per campare serene o di un’amica a farmi da “dama di compagnia” nelle sedute di shopping. Amo la mia vita da single esattamente come amo le mie frequentazioni. Mi piace stare in compagnia esattamente come stare un pomeriggio sola, a farmi i cazzi miei e solo miei. Penso di essere perfettamente equilibrata sotto questo punto di vista: vedo gli amici, gli amanti, i conoscenti e mi prendo dei momenti di intimità assoluta, per passeggiare sotto la pioggia o scrivere sul mio piccolo computer rosa. Sono una donna comoda: una che si siede a terra per giocare coi nipoti, che si sporca volentieri col pongo e con le tempere, che ti viene ad aprire sull’uscio di casa struccata e in tuta, anche quando aspetta un ragazzo. Comunque, dicevo: mi manca viaggiare in treno e passeggiare in posti nuovi. Penso mi dirigerò in qualche piccolo centro marchigiano, magari proprio a San Benedetto o forse Ascoli Piceno, ma stavolta non per lavoro. Voglio vedere la costa adriatica seduta su uno scomodo Intercity, scendere in stazione e addentare un cornetto o un panino mentre mi dirigo nel cuore della città. Voglio stare un po’ da sola. In un posto nuovo.
Panchina, by Katyna
postato da: Tortilla alle ore 11:19 | link | commenti
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venerdì, 06 novembre 2009

Rimango dove sto (per ora…)
 
Come sapete, tra le mie attività quotidiane c’è quella di mandare CV a quantità industriali e inserire annunci in cui mi propongo come seria impiegata. Ora. Bisogna aspettarsi un po’ tutto, per carità. Ma alcune cose le ho trovate perlomeno dubbie. Non so voi.
Il podio è stato conquistato da “Dottoressa, cerco segretaria personale AMPIAMENTE disponibile. La prego di mandarmi sue foto BEN DETTAGLIATE”. La cosa bella è che non ha fatto nessun accenno alla mia preparazione formativa e professionale. Cioè: 'sto tizio di me non sa nulla. Potrei avere la quinta elementare. In compenso vuole le foto. Non ho ancora capito se cerca una segretaria o una mignotta.
Un altro baldo “imprenditore” mi ha mandato il suo “importantissimo sito per la salute” e alcuni “entusiasmanti link” su un prodotto naturale assolutamente magico, in grado di guarire tutto e far star bene tutti. Una sola senza limiti. In teoria avrei dovuto vendere porta a porta la suddetta porcheria. Manco se mi pagano oro.
Chiudo con una proposta tragicomica. Tragica perché uno la propone cosciente del fatto che le ragazze di oggi non hanno il becco di un quattrino e comico perché sì…va bene che c’è disoccupazione, ma rovinarmi esteticamente no. In pratica si propone una misera paga in cambio di un taglio di capelli e di un nuovo colore (non scelto dalle cavie, ma dallo stilista). Che ne so: io entro coi capelli lunghi, lisci e castani ed esco coi capelli di Soldato Jane e una striscia di viola centrale. Tutto questo per una manciata di euro.
Scusate, ma io continuo a fare la Hostess. Mi pagano pure bene.
postato da: Tortilla alle ore 12:59 | link | commenti
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giovedì, 05 novembre 2009

Il piagnisteo
 
Penso di aver sopportato parecchie cose in vita mia. Sopporto le urla, le incomprensioni, le liti e gli scontri. Sopporto chi ti spinge inutilmente da dietro mentre fai la fila alla cassa del supermercato. Sopporto l’anziano che predica mentre attende il suo turno alle poste. Ho sopportato l’impreparazione e a volte l’indolenza di alcuni miei ex colleghi e l’ansia di altri. Ho sopportato (e accusato) i colpi bassi dei miei vecchi datori di lavoro. Sopporto la sfortuna e le brutte notizie. Insomma, so cosa significhi avere pazienza e tenere la bocca chiusa.
Ma una cosa no, non l’ho mai sopportata: il lamento. Le persone che si piangono addosso, quelle che dicono costantemente “Che palle, che noia…non puoi capire, succede tutto a me, solo a me capitano queste sfighe” e via dicendo. La lagna non mi cala. Non c’è nulla da fare. E potrei fare un elenco infinito di persone che aprono le loro telefonate con un piagnisteo infinito su un livido o un graffio alla mano. Manco fossero stati colpiti dalla lebbra.
Un pomeriggio, a passeggio con un mio conoscente, si avvicinò uno zingaro che attaccò un finto piagnucolamento dal suono monotono per avere un euro. Il mio amico lo guardò e lo seccò con un no. Ma ha poi aggiunto: “Se mi dicesse – ehi, ho bisogno di un euro – ok, accetterei. Tieni. Ma il lamento non lo sopporto”. Una frase che aumentò, in quei dieci secondi, la nostra empatia.
Le persone che amano piangersi addosso molto spesso non hanno neanche un reale motivo per farlo. Comunque, per quanto mi riguarda, io le sfanculo alla grande.
Il lamentoso
postato da: Tortilla alle ore 10:23 | link | commenti (4)
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martedì, 27 ottobre 2009

Sesso e volentieri
 
Ho sempre nutrito una certa simpatia per Piero Marrazzo. Sarà stato per il piglio autorevole e deciso che usava quando conduceva Mi Manda Rai 3. Sarà stato per l’interesse che suscitava in me quando sentivo le sue interviste. Non so. Ma come molti, alla luce di ciò che accaduto in questi ultimi giorni, ho provato stupore: sensazione che si è ben presto trasformata in pietas, perché ora Marrazzo è un uomo che indiscutibilmente vive un dramma familiare. Chiarisco da subito una cosa. Sia per la vicenda Berlusconi che per questa, il mio pensiero è identico e si sposa perfettamente con ciò che dichiarò Barbara Berlusconi su Vanity Fair:  “…I rappresentanti politici che sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli. Non credo, quindi, che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata”. E’ così. E se hai ceduto a un ricatto non puoi ricoprire una carica pubblica. Marrazzo ha dunque fatto bene ad autosospendersi. Berlusconi…beh. Tutti sanno che è ancora lì dov’è. Ma avrebbe dovuto fare lo stesso.
Peccato. Lo diceva anche Sofocle: i più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa.
postato da: Tortilla alle ore 11:22 | link | commenti (7)
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giovedì, 22 ottobre 2009

Domande inutili
 
In vita mia ho sentito parecchie domande stupide. La più cretina, se dovessi sceglierne una, sarebbe sicuramente “…e dove l’hai perso?!” (quesito che viene generalmente posto quando uno c’ha la sfiga di smarrire qualcosa e l’interlocutore sgrana gli occhi e ti chiede la suddetta fregnaccia).  Cioè: “Marco, ho perso le chiavi!” – “Oddio…e dove le hai perse?” . Capite che è da imbecilli.
In questi giorni impazza, tra le amiche, un altro domandone stupido (secondo solo a quello che ho trascritto sopra): “Preferiresti un maschietto o una femminuccia se dovessi rimanere incinta?”. La cosa è nata dopo l’annuncio della gravidanza di un’amica. La risposta più bella, che non quoto assolutamente, ma mi ha fatto sganasciare dal ridere, è stata quella di mia cugina: “Non voglio un maschio!Lo cresci con amore, lo accudisci per una vita. Poi, alla prima piciocca nuova che vede, ti abbandona”. C’è una certa verità, ma a me l’argomento non tocca (essendo il mio desiderio di maternità attualmente inesistente). Comunque, ho notato che tutte erano protese alla femmina. E tutte hanno dato la stessa giustificazione: “Le vesti carine, le porti con te, sono sfiziose”. Tipo le Barbie. Desiderare una donna per fattori estetici. O magari con inconscia consapevolezza del fatto che nella femminuccia ti ci rivedi, e attraversi nuovamente la tua vita, scaricandole addosso frustrazioni, dolori e qualche gioia. Un essere con cui intraprendere un rapporto molto complesso e spesso difficilissimo. Per me, invece, il maschio è meno rischioso da crescere. Perché sarebbe totalmente differente da me, e dunque diventerebbe meno probabile che io possa fargli rivivere i problemi che ho avuto io. E’ la mia umile opinione.
Rimane il fatto che chi pone ‘ste domande dovrebbe andare in galera. E ce ne sono molte.
postato da: Tortilla alle ore 15:40 | link | commenti (7)
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L'età

Io non sono una di quelle fissate con l'età, il corpo che cambia e tutte le minchiate riguardo il peso degli anni sulla propria pelle e sul proprio spirito. Però, se ripenso al mito che ha segnato i miei 14 anni, Slash (in foto)....

slash

...e vedo quel che ne rimane ora (in foto, sotto) penso ai segni inequivocabili della vita che avanza anche per gli irriducibili.

Slash ora

Se è migliorato lui, a 90anni posso farcela anch'io...

postato da: Tortilla alle ore 09:49 | link | commenti
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domenica, 18 ottobre 2009

Le corna
 
Di recente David Letterman è stato vittima di un tentativo di estorsione. Un uomo ha chiesto all’anchorman la cifra di due milioni di dollari in cambio del suo silenzio su alcune liaisons tra il conduttore (sposato) e le sue collaboratrici. Letterman ha confessato pubblicamente la sua infedeltà (forse l’unica mossa astuta nelle sue mani per tentare di uscirne comunque vincente) e ha "messo scopa" al ricattatore.
Questa storia mi ha fatto pensare alle corna. Io le ho messe, devo essere onesta. Un po’ per noia, un po’ per vendetta. Ho avuto una relazione di due anni che mi soddisfaceva appieno sotto il punto di vista narcisistico (lui mi amava davvero ed è forse stato l’unico ad aver provato questo sentimento per me), io gli volevo bene ma nulla più. In quegli anni avevo realmente bisogno di qualcuno che mi facesse sentire serena: stavo pian piano riprendendo peso e avevo voglia di costruirmi una vita decente. L'amore di Luca mi è servito per andare avanti. Ma quando ha iniziato a trascurarmi, con le sue partite a calcetto e i tornei di ping-pong, io ho richiamato l’unica persona con cui volevo ancora continuare a stare, Daniele, e ho passato alcune notti con lui. Ho scoperto di essere un’ottima traditrice. Il mio ex non ha mai nutrito sospetti e neanche l’ha mai saputo. Oltre a saper camuffare discretamente i miei reali stati d’animo (cosa di cui mi ritengo maestra) ho un aspetto rassicurante e questo mi ha aiutato e continua, tuttora, ad aiutarmi.
D’altro canto ho patito il menefreghismo eccessivo di alcune mie frequentazioni , pagando la mia volubilità con una serie di ragazzi insulsi con cui ho condiviso poco e nulla. Alcuni di questi mi hanno fatto soffrire sì, ma senza mai provocarmi quel senso di spaccatura che avevo provato solo da adolescente, col primo ragazzo con cui avevo fatto l’amore. In altri termini: non penso di essermi più innamorata da quella volta. Né di Luca né di Matteo, nè di Mario né di Mister x e chiunque altro. I loro tradimenti non li ho neanche vissuti come tali, sia perché non me ne importava un accidente (e dunque li mettevo nella comoda posizione di potermi confessare qualsiasi cosa perché tanto non mi cambiava la vita), e poi perché tanto io facevo ciò che volevo ugualmente, a loro insaputa. Non ho mai sofferto per le corna. Non so cosa significhi star male perché l’uomo (o la donna) della tua vita preferisce la compagnia altrui e non so cosa significhi neanche doverne confessare uno (perché farlo, in fin dei conti?).
A volte mi pongo domande sulla mia capacità di amare. Penso di essere una stronza, in fondo.
postato da: Tortilla alle ore 15:47 | link | commenti (3)
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mercoledì, 14 ottobre 2009

Io Patrizio me lo faccio
 
Cinque o sei anni fa ho rivisto un mio compagno delle scuole elementari, Patrizio. L’incontro, fortuito, è avvenuto  attraverso degli amici in comune. A me Patrizio era simpatico: alle elementari era uno dei bambini più aperti e calorosi della classe.
Quando ci siamo rivisti ho avuto il piacere di appurare che quella naturale propensione alla cortesia non era andata persa con l’età e siamo usciti un paio di volte insieme, sempre in compagnia di altre persone. Avevo intuito, da come mi toccava la nuca, che probabilmente non gli ero indifferente. Segnale a cui erano seguiti un paio di messaggi in cui lui parlava con un amico (il presunto destinatario dei suoi sms) di una “donna che lui trovava attraente e che gli sarebbe piaciuto frequentare”. Ho risposto ai messaggi, inviati per “errore”, segnalandogli che aveva sbagliato destinatario. Che io non ero l’amico a cui avrebbe dovuto scrivere.
Da quel momento non l’ho visto per altri due o tre anni. Lui è ripartito per Milano, e io ho continuato a studiare. Non ricordo chi frequentavo in quel periodo, ma stupidamente avevo valutato poco interessanti le sue timide avances. L’ho incrociato, di nuovo, due anni fa, al mare. Patrizio era fidanzato con una lombarda doc, all’anagrafe Silvia (vedi il caso), e io ho capito che volevo farlo mio una volta per tutte. Mi chiese un massaggio sul lettino del mio ombrellone e io, ubbidiente, glielo feci. La ragazza era poco distante. Non successe altro neanche in quella occasione e mi mangiai, letteralmente, le mani.
Lui è poi partito per New York, dove ora lavora e si costruisce una carriera (cosa che non era riuscito a fare in Italia). Ieri sera, guardando un film, ho pensato a lui e a come mi toccava il collo. E ho deciso che prima o poi, me lo faccio.
Insomma, vi ho scritto tutto questo pippone solo per rendervi partecipi che la prossima volta che lo vedo lo violento. Ecco.
postato da: Tortilla alle ore 12:07 | link | commenti (4)
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lunedì, 12 ottobre 2009

Autocontrollo zero
 
Qualche sera fa sono andata a vedere uno spettacolo teatrale con mia zia e mia cugina. Durante la prima ora fila tutto liscio: si applaude, si ride, si sta bene. A un certo punto, però, Gaia  (la cugina) inizia a dimenare la testa come Jonathan Davis, menando il capo qua e là, furiosamente, con stupore degli astanti e soprattutto mio. Poiché non era uno show rock, iniziamo a pensare che le fosse partita una molla del cervello, perché, ve lo giuro, quando stai seduto e vedi una povera crista che d’un tratto impazzisce ti fa un effetto strano. Inoltre Gaia è spaventata…inizia a mettersi le mani nei capelli, a tirare sberle lungo le ciocche lunghe e bionde, a fare su e giù col capo come faceva Raffaella Carrà quando scuoteva il caschetto. Sembrava indemoniata. Mi giro e le chiedo cosa diavolo avesse. Lei mi risponde di essere certa di avere “qualcosa” tra i capelli. E se non avessi visto una bella cimice verde che si arrampicava tra le ciocche manco le avrei creduto. Ora: il problema era uno e gravoso. Io, mia zia e la povera Gaia abbiamo la fobia delle cimici. Per noi, decidere di raccogliere le mutande dallo spendi panni, in autunno, equivale a farci prendere un colpo apoplettico. Perché le cimici, si sa, si infilano tra le lenzuola, gli antri degli slip puliti, e magari volano rumorosamente intorno al lampadario. A noi tre viene il panico. Quello vero. Quello che ti fa perdere la testa  e su cui non hai nessun potere razionale se non quello di avere la lucidità necessaria per scappare via e correre come si fosse inseguiti da un omicida assetato di sangue. Panico al teatro. Noi tre abbiamo iniziato a vivere la sensazione di essere in un film horror e lì è iniziato il nostro spettacolo. Io mi sono alzata, ho calpestato i piedi di due ragazzi (per la fretta e la smania di allontanarmi) e mi sono seduta a terra…distante. Non vi racconto le facce di chi ha assistito alla scena penosa. Mia zia, impanicata ma decisa ad aiutare la figlia nel dramma assoluto, prende un fazzoletto di carta e inizia a tirarlo a casaccio sulla testa di mia cugina (nel tentativo di fare volare via la cimice). A quel punto vedevo Gaia tirarsi schiaffoni in testa e mia zia che rincarava la dose col fazzoletto. La bestia finalmente vola. Sia ringraziato Dio. Terminati i minuti di panico, Gaia (oramai con la capigliatura dei Van Halen e la faccia stravolta) mi fa segno che posso sedermi al mio posto. Torno e faccio la domanda da un milione di euro “Ma la cimice dov’è volata? In che direzione?”tanto per sapere se fuggire, eventualmente, dal lato destro o sinistro della platea. Neanche il tempo di riprendermi dalla tachicardia, che vedo quella cazzo di cimice passeggiare lungo un manico della MIA borsa. Mi parte un “porca puttana!” del tutto istintivo e scappo di nuovo. Mia zia tira fuori, per la seconda volta, il magico fazzoletto di carta e,  visibilmente provata,  riprende l’opera di allontanamento della bestia. E vai a colpi di pezza. Nulla. Stavolta non vola. In un impeto di coraggio, allora mia zia prende di peso la borsa e inizia a sbatterla sul sedile a lei anteriore (che per fortuna era vuoto). Finchè l’insetto, stremato, se n’è andato definitivamente dai coglioni. Comunque io sono rimasta a terra fino a fine spettacolo, per precauzione, e mia cugina ha continuato a toccarsi i capelli per tutta la sera (poverina).
Ve lo giuro, non mi sono mai vergognata così tanto in tutta la mia vita. Da quella sera  sono invecchiata di 10 anni (dunque, al momento, ho raggiunto precocemente i 39 anni) e ho capito che forse è il caso di farmi (anzi, farci) aiutare per la suddetta fobia.
Schifo, schifo, schifo. Ho ancora paura che sia dentro la borsa.
Urlo di Munch
postato da: Tortilla alle ore 19:10 | link | commenti (2)
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giovedì, 08 ottobre 2009

Hobby and Work
 
Ma sì. Ammetto di iniziare ad amare i miei esperimenti in cucina. Ho rotto il ghiaccio nel fare i biscotti (davvero buoni). Poi, mi sono presa una licenza culinaria e ho aggiunto anche la farina di cocco (ancora più buoni). Oggi ho infornato una torta yogurt e cacao. In cucina, come per ogni cosa, si parte dal basso. Mia madre, la cui menopausa incide prepotentemente su un carattere già di merda, inizia ad avere problemi di fegato: mi sono appropriata di un campo prima solo suo (la cucina, appunto) e per di più anche con buoni risultati. Nonostante i suoi inutili tentativi di dire che “sì, te la sei cavata…io io sono meglio” o “mi piacevano più i biscotti di tua zia” il pubblico (alias i parenti) pappano i miei dolci con una certa soddisfazione.
Quando esco con alcune delle mie amiche, mi accorgo che il tenore delle nostre conversazioni è cambiato. Ieri pomeriggio parlavamo di crostate, impasti, marmellate fatte in casa e se sia meglio Soflan o Perlana per i panni delicati. Qualcosa non va. Il nostro retroterra culturale abruzzese inizia a venire fuori con una certa insistenza. Comunque, non fraintendetemi: non è che mi sia chiusa in casa a fare le faccende, per carità. Ma ho scoperto che ammassare, come hobby, mi piace. Con gli anni, i miei passatempi sono diventati sempre più casalinghi: durante l’università c’era la palestra. Poi sono stati gli anni della pittura. Poi quelli delle applicazioni sulle maglie (animali fatti con spezzoni di stoffa di vario genere) e infine la cucina. Non so se sia un bene o un male. Da un lato trovo naturale cambiare di volta in volta, avendo un carattere propenso alla noia e quindi in continuo bisogno di cambiamenti. Dall’altro, però, sembra che io stia navigando verso la vecchiaia e il famigerato uncinetto.
Che dite? Cambio rotta?
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postato da: Tortilla alle ore 12:16 | link | commenti (3)
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